Cyber Risk: perché oggi è una minaccia concreta per le aziende italiane
Negli ultimi anni il cybercrime è diventato una delle minacce più concrete e sottovalutate per le imprese italiane.
Non riguarda più solo grandi corporazioni e sistemi complessi: oggi colpisce PMI, professionisti e strutture sanitarie, con danni economici e reputazionali in continua crescita.
a cura di Massimiliano Faticoni ideatore del metodo One balance
1. Cos’è un Cyber Attack e cosa si intende per Cyber Risk
Un cyber attack è un’azione che mira a violare sistemi informatici, rubare dati, interrompere l’operatività o richiedere un riscatto. Gli attacchi più diffusi includono ransomware, phishing, furto di identità, data breach e compromissione della supply chain.
Il Cyber Risk rappresenta quindi la possibilità che un attacco provochi:
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perdite economiche
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fermo operativo
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diffusione di dati sensibili
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violazioni normative
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danni reputazionali
Per questo le aziende stanno adottando modelli strutturati di protezione e gestione del rischio, integrando misure tecniche con strumenti come il Risk Management assicurativo.
Questi strumenti non impediscono l’attacco, ma possono ridurre drasticamente il danno e accelerare il ripristino delle attività.
2. I casi più noti in Italia: grandi aziende e PMI a confronto
Gli attacchi recenti mostrano chiaramente che nessuno è escluso, indipendentemente dalle dimensioni.
Grandi Aziende
▪ MediaWorld / MediaMarkt
Colpita da un ransomware del gruppo Hive (2021).
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richiesta di riscatto: 50 milioni di dollari
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blocco dei terminali e delle casse
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interruzione parziale delle attività nei punti vendita
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impatti operativi e reputazionali significativi
La cifra esatta delle perdite non è stata resa pubblica, ma l’attacco è considerato uno dei più gravi nel retail europeo.
▪ InfoCert (Gruppo Tinexta)
Data breach confermato nel 2024, con pubblicazione di milioni di dati sul dark web.
Non sono disponibili numeri ufficiali sulle perdite, ma sappiamo che:
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è stato necessario un ripristino straordinario dei sistemi
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il rischio di sanzioni è concreto
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il danno reputazionale è documentato
PMI, Studi e Strutture Locali
▪ AOUI Verona (Ospedale)
Ransomware con oltre 600 GB di dati sanitari esfiltrati e pubblicati.
Perdita economica ufficiale non comunicata, ma l’impatto reale include:
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rallentamenti nei reparti
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blocchi nei sistemi di prenotazione e referti
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costi di ripristino e gestione dell’incidente
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rischio di sanzioni per data breach
▪ Poltronesofà
Nel suo attacco ransomware del 27 ottobre 2025, Poltronesofà ha segnalato la possibile esposizione di nome, cognome, codice fiscale, indirizzo, e-mail e numero di telefono di migliaia di clienti.
Anche se non ci sono cifre ufficiali sulle perdite economiche, il rischio reputazionale è molto alto e le conseguenze sul piano della fiducia dei clienti sono potenzialmente molto gravi.
▪ PMI italiane (dati aggregati)
Secondo i rapporti CERT-AgID e Clusit:
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i danni da ransomware nelle PMI oscillano tra 50.000 € e 500.000 €
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nei casi più gravi superano 1 milione di euro, soprattutto per fermi produttivi, perdita dati e ripristino infrastrutturale
Molte PMI scelgono di non divulgare pubblicamente l’attacco, rendendo difficile tracciare casi singoli.
3. Perché le PMI italiane sono il bersaglio perfetto
Le PMI hanno meno difese e meno risorse. I cybercriminali lo sanno.
Fattori principali di vulnerabilità:
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sistemi informatici obsoleti
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mancati aggiornamenti
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assenza di procedure di sicurezza
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gestione informale degli accessi
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scarsa formazione del personale
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percezione errata: “non siamo interessanti per gli hacker”
In realtà le PMI gestiscono dati, clienti, documenti contabili, contratti e spesso catene di fornitura strategiche.
Questo le rende un bersaglio semplice ma redditizio.
4. Studi professionali: il rischio è (soprattutto) reputazionale
Avvocati, medici, consulenti e professionisti gestiscono ogni giorno:
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dati sensibili
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informazioni riservate
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documenti critici
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accessi PEC e gestionali
I rischi principali:
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furto dati clienti
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violazione PEC
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phishing su misura
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truffe tramite deepfake
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danni di immagine
Per questo diventa fondamentale lavorare anche su un solido Branding Reputazionale oggi la reputazione passa anche dalla cybersecurity e dalla capacità di prevenire e gestire incidenti digitali.
5. Grandi aziende: il problema è la complessità
Le organizzazioni più grandi non sono più protette delle piccole.
Il loro punto critico è la complessità:
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infrastrutture estese
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sistemi legacy non aggiornabili
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migliaia di punti di accesso
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supply chain ampia
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obblighi normativi stringenti
Il fattore umano resta la vulnerabilità più diffusa.
Qui la formazione, l’attenzione e la responsabilità personale diventano cruciali.
Percorsi evolutivi basati sul Coaching Umanistico possono migliorare consapevolezza e qualità delle scelte, riducendo errori comportamentali.
6. Come difendersi: tecnologia, processi e cultura
Una difesa efficace integra tre dimensioni:
A) Tecnologia
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firewall e sistemi EDR
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autenticazione forte
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backup offline
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monitoraggio costante
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segmentazione della rete
B) Processi
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policy interne chiare
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procedure di gestione degli incidenti
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verifica dei fornitori esterni
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audit regolari
C) Cultura
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formazione continua
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simulazioni di phishing
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responsabilità individuale
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consapevolezza dei rischi digitali
È proprio la cultura a fare la differenza tra un’azienda vulnerabile e un’azienda resiliente.
Il tutto va integrato con un approccio professionale al rischio, come il Risk Management Assicurativo indispensabile per ridurre l’impatto economico di un attacco grave.
Conclusione
Il cyber risk non è più un evento eccezionale: è uno scenario quotidiano.
Le aziende italiane — grandi e piccole — devono adottare un approccio integrato che unisce tecnologia, processi, cultura e gestione professionale del rischio.
Solo così è possibile proteggere davvero:
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la continuità operativa
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la reputazione
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i dati
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i clienti
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il futuro dell’azienda
Massimiliano Faticoni
Consulente reputazionale di Personal Branding